Leo Gassmann, in questi tempi necessario cantare l'amore e la pace
Diviso tra successi in musica e fiction. Su Eurovision, sicuri di dover alzare altri muri?
(di Cinzia Conti) "Il mio è un disco che, se dovessi scomparire domani, sono contento che esca perché fa emergere la mia umanità e quando lo suono mi vibrano molto le canzoni". Un Leo Gassmann emozionato e contento presenta il suo terzo album in studio "Vita Vera Paradiso" in uscita il 10 aprile e soprattutto la canzone Naturale con cui sarà in gara a Sanremo. Un Leo Gassmann multiforme - solo ieri sera era sugli schermi di Rai1 con la fiction Rai premiata dagli ascolti L'invisibile sulla cattura di Matteo Messina Denaro, con Lino Guanciale e Levante - ma che mantiene una dolcezza e un'umiltà rare: "Quello dell'Ariston è un palco che merita rispetto, anche perché ci sono tanti artisti che ogni anno sognano di andarci, e comunque essere tra quei 30 è una responsabilità. Io non penso di valere più o meno rispetto a qualcuno che non è entrato quest'anno, perché la musica non ha classifiche. Dobbiamo andare pronti e preparati, perché rappresentiamo anche tutte quelle voci che quest'anno non hanno avuto la possibilità di cantare. E poi fare i cantautori oggi è sempre più complesso, perché il mondo va sempre più veloce, escono sempre più cose e c'è l'IA che può creare le canzoni da un momento all'altro. Diventa ancora più difficile fare musica e vivere di musica". Su Vita Vera Paradiso, progetto maturo che vira verso la musica folk e si ispira alla musica di Bob Dylan ma anche a cantautori contemporanei come Mumford & Sons, Noah Kahan e Medium Build, dice: "Devo ringraziare la mia etichetta che mi ha lasciato libero di poter realizzare un disco, credo, coraggioso perché comunque si ispira a generi musicali che magari in Italia sono meno ascoltati, ha influenze country, world, e ha featuring magari con artisti all'occhio meno conosciuti ma che sono persone che fanno parte della mia vita, sono grandi cantautori che stimo moltissimo. È nato nei viaggi, in furgone, sotto la pioggia, al mare, sotto l'ombra degli alberi ed è un disco sincero, molto puro, trasparente. In realtà, il mio obiettivo era quello di fare finalmente un disco che dall'inizio alla fine potesse suonare nello stesso modo". Il brano sanremese, Naturale, "è una canzone che live penso renda qualcosa in più, perché va interpretata, cantata col cuore". Nel testo dice: "Se ci rivredemo tra vent'anni / avremo ancora voglia di spaccarci il cuore a metà / ma la verità che fare la pace alla fine è più naturale". E lui spiega: "Sicuramente ho bisogno di pace, ma tutti quanti ne avremmo bisogno, soprattutto per le cose che stanno succedendo intorno a noi. Credo che cantare oggi d'amore sia necessario, anche se apparentemente potrebbe sembrare una cosa semplice, ma è dalle cose semplici che nascono le vere rivoluzioni. Naturale è un primo passo, è una canzone che sta a metà tra quello che ho fatto fino a oggi, il pop è un percorso che mi piace tantissimo e che probabilmente continuerò a fare anche dopo, ma volevo fare questo passo di maturità che era necessario per me. Ho bisogno di pace, ho bisogno di far vedere quello che mi piace fare, quello che mi vibra nell'anima, di raccontare le cose che vivo e il modo in cui io guardo il mondo". Sul duetto con Aiello su Era tutto previsto dice: "È sicuramente una scelta di cuore, cioè di pancia, valorizza le nostre voci. Poi sicuramente mentre la cantiamo avviene una magia: io mi emoziono tanto, piangerò quasi sicuramente, è una canzone proprio struggente, e poi grazie anche a Sorrentino e a Parthenope è tornata comunque anche nelle case degli italiani". Sull'Eurovision, dopo aver ribadito di essere pro Palestina e sempre dalla parte dei più deboli e di rispettare e ritenere legittime tutte le posizioni dei suoi colleghi, Leo Gassmann dice: "Ho ripreso i miei vecchi libri di storia per capire come siamo arrivati a tutto quello che ci circonda oggi e che mette molta paura. Non so dare una vera e propria risposta, anche perché comunque l'idea di vincere Sanremo non è ancora nelle mie previsioni. Ma vedo la musica come lo sport e so che le Olimpiadi erano un evento che permetteva a tutti i paesi di fermare le guerre e quindi anche di dialogare tra di loro. Se continuiamo ad alzare i muri, poi le persone che stanno dentro a quel muro iniziano a parlare solo tra di loro e li perdiamo per sempre. Forse non è la scelta giusta". E aggiunge: "Mi metto nei panni anche di un cittadino che nasce in un paese dal quale non può scappare e poi in più i suoi leader fanno delle scelte come entrare in guerra, bombardare, distruggere dei paesi e delle famiglie di cui magari prima anche loro erano amici, è una questione molto delicata e non c'è una vera e propria risposta. Sono convinto che se le decisioni importanti come l'entrare in guerra, bombardare un posto fossero messe nelle mani della gente, al 100% certe cose non accadrebbero". Inevitabile un riferimeto alla carriera cinematografica e televisiva che lo vede mettere a punto prove sempre più convincenti. Dopo "Califano" che gli è valso il Nastro d'Argento come rivelazione dell'anno e "Una terapia di gruppo", dove ha recitato con Claudio Bisio e Margherita Buy, è arrivato "L'invisibile" di cui dice orgoglioso: "Raccontiamo di personaggi realmente esistiti, di eroi che combattono nell'ombra per permetterci comunque di vivere in un paese più libero e giusto. Sul set sono venuti anche i Ros". E recitare con il padre Alessandro? "Lo stimo moltissimo, sarebbe un onore. Non escludo mai niente nella vita. Se mai dovesse arrivare una storia interessante da raccontare padre e figlio, sicuramente ci penserei, ci penseremo".
W.Subaie--al-Hayat