Annalisa Stroppa torna al Teatro Colón di Buenos Aires con 'I racconti di Hoffmann''
Il mezzosoprano: "Non può esistere un mondo senza arte"
"Non si può vivere senza arte. L'arte trascende il tempo e lo spazio; parla dell'umanità, di noi. Di amori, dubbi e paure... È una dimensione orizzontale che ci coinvolge tutti. Un mondo privo di musica, pittura o scultura non può esistere. L'arte trasmette sempre un messaggio profondo che ci incanta quando la osserviamo e ci spinge a riflettere". Lo afferma l'acclamato mezzosoprano italiana Annalisa Stroppa riflettendo sull'attuale contesto del panorama culturale globale in un'intervista rilasciata all'ANSA a Buenos Aires prima del debutto dell'opera 'Les Contes d'Hoffmann' (I racconti di Hoffmann) di Jacques Offenbach, in programma il 9, l'11, il 13 e il 15 ottobre al Teatro Colón. Una messa in scena che vede anche la partecipazione del direttore d'orchestra toscano Carlo Montanaro - con regia, scenografia, costumi e apparato visivo curati dall'artista argentino Eugenio Zanetti - nel quadro di una cooperazione sempre più stretta tra il maggiore teatro lirico argentino e le istituzioni e gli interpreti italiani. Stroppa interpreterà due ruoli: la Musa - incarnazione dell'arte stessa - e Nicklausse, l'amico di Hoffmann, ovvero l'identità che la Musa assume per accompagnarlo. "Sono ruoli impegnativi e contrastanti tra loro, che richiedono una grande intensità emotiva, fisica e vocale", spiega. "La Musa è luminosa ed eterea: qualità che devono trasparire attraverso il linguaggio del corpo, la voce e il movimento. Nicklausse è quasi l'opposto: svelto, conciso e pragmatico. Amo interpretare personaggi maschili; l'ho già fatto in passato ed è una sfida meravigliosa", aggiunge il mezzosoprano emersa negli ultimi anni come una figura di spicco nel panorama operistico internazionale e reduce dai recenti successi ottenuti all'Arena di Verona e a Pechino. Fin dal suo debutto internazionale nel 2011 sotto la direzione di Riccardo Muti al Salzburger Festspiele, Stroppa ha calcato i maggiori palcoscenici dell'opera ed è alla sua quarta presentazione al Colón, l'ultima delle quali solo anno scorso nei panni di Charlotte, nel 'Werther' di Massenet. "È un teatro che mi incanta. Il personale, con la sua precisione tecnica, e un pubblico che emana un'energia incredibile... Ogni volta che entro per le prove, mi ritrovo a osservarlo con meraviglia", afferma visibilmente emozionata. "Quando si presenta l'opportunità di tornare al Colón non devo nemmeno pensarci. È un 'sì' immediato", confessa Stroppa, che dedica anche parole speciali per il regista Zanetti, deceduto improvvisamente durante la fase di allestimento. "È stato triste e scioccante. Eugenio ha fatto ciò che amava con passione fino all'ultimo istante. Durante quei giorni di lavoro abbiamo stretto un legame forte, profondo", aggiunge. E quando le si chiede cosa provi per Buenos Aires, non esita a definirla "la mia seconda casa". Poi, evocando Carlos Gardel, inizia a cantare sottovoce il ritornello di 'Mi Buenos Aires querido' facendo calare un degno sipario all'intervista.
J.Hammad--al-Hayat